Murshid Hidayat Inayat Khan

In questo mondo confuso, dove fanatismi settari prevalgono come una nuvola nera nel cielo, sono coraggiosi coloro che, come raggi splendenti, illuminano il sentiero che conduce all'unità degli ideali religiosi, procedendo ciascuno secondo la propria saggezza.

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La saggezza non è una religione, né una scuola segreta di interpretazioni speculative della Verità. La saggezza è una porta aperta, con una vera comprensione per l'ispirazione originale scoperta nella profondità di tutte le fedi. Il Sufismo, che significa saggezza, è una sfida in cui ci si trova faccia a faccia con se stessi, nella luce della propria concezione di bene e di male. Il Sufismo non è una scuola dove si impara a schiacciare l’ego degli altri. Il Sufismo ci ricorda ad ogni passo, materiale o spirituale, che essere vincenti non significa sempre avere una vittoria, perché potrebbe rivelarsi una sconfitta interiore. E essere sconfitti non è necessariamente una perdita; potrebbe essere una vittoria interiore, la vittoria sul sé. Essere spirituali significa “Non essere è essere”, mentre paradossalmente, spiritualità significa anche avere disciplina fisica e mentale. La spiritualità non si concentra soltanto in una direzione; è visibile ad ogni livello del proprio comportamento. Mentre si procede lungo il sentiero spirituale, si incontrano, giorno dopo giorno, numerose esperienze, tesori preziosi, ma appena ci si sente tentati di vantarsi di queste cose con gli altri, tutti questi preziosi gioielli vengono derubati dal potere del proprio ego. La spiritualità è un diritto di nascita, ma si manifesta soltanto quando si è pronti a condividerla con gli altri. E qual è questo diritto di nascita? La felicità. Ma se si vuole essere felici per conto proprio, non si sarà mai felici. La felicità è felicità soltanto se è condivisa con gli altri. Se la felicità si ottiene temporaneamente col sacrificio di altri, prima o poi a questo ego-trip sarà presentato il giusto prezzo da pagare. Per essere in grado di offrire felicità agli altri, si deve averla in se stessi. Dobbiamo svilupparla come un esempio vivo d’amore, armonia e bellezza così che gli altri possano condividere l’esempio che è stato loro offerto. Forse c’è una chiave segreta per risolvere il paradosso per cui l’ego illusorio creatosi da sé si separa costantemente dal vero sé interiore. Questa falsa concezione della realtà provoca complessi psicologici, rendendoci infelici dentro il nostro ristretto mondo mentale, causando anche disturbo agli altri. La supremazia su questo dilemma si raggiunge quando la maschera di ferro dell’ego si ritrova faccia a faccia con le fiamme ardenti di un cuore amorevole, che gradualmente scioglie tutte le confusioni immaginarie tra illusione e realtà. Questo processo è stato descritto da secoli come “Alchimia della felicità”. La vera religione è la religione del cuore, e la vera felicità è la fonte di ispirazione di tutti gli ideali religiosi. Ma la vera felicità non si può confinare dentro i limiti delle concezioni dogmatiche create dai seguaci di teorie teologiche, e predicate nelle diverse culture da coloro che credono di conoscere tutto sulla verità pura, che non potrebbe mai essere descritta sufficientemente a parole. Tutto questo spiega perché i saggi proclamino la necessità che tutti i veri seguaci religiosi tengano alta la bandiera simbolica della “libertà spirituale”, che potremmo intendere come la libertà di pensare e sentire secondo il grande ideale chiamato diritti umani di pensiero e parola, espresso in un comportamento armonioso. Libertà Spirituale è il sentiero della vera religione. Libertà Spirituale è il sentiero della vera felicità. Libertà Spirituale è il sentiero della vera spiritualità.