RELAZIONE

È una cosa molto importante nella costruzione del carattere diventare consapevoli della propria relazione, del proprio obbligo morale e del proprio dovere verso ogni persona nel mondo, e non mischiare il legame e la connessione che si sono stabiliti tra se stessi e un altro con una terza persona.

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Si deve pensare a tutto ciò che ci viene affidato da ogni persona nella vita come a una nostra responsabilità, e si deve sapere che dimostrarsi leali verso la fiducia di ogni persona nel mondo è un nostro obbligo sacro. In questo modo si stabilisce una connessione armoniosa con ogni persona; ed è l’armonia stabilita con ogni persona che sintonizza l’anima all’infinito. Mantenere rapporti armoniosi con tutte le persone nella vita richiede, insieme al tatto, uno studio approfondito della natura umana. Se si ha ammirazione per qualcuno o rancore contro qualcuno, è meglio esprimerlo direttamente invece di mescolarlo con molti rapporti e relazioni nel mondo. Amicizia a parte, anche con un conoscente è necessaria questa considerazione per salvaguardare con cura quel filo sottile che connette due anime in qualunque relazione o ruolo. Dharma nel linguaggio degli Indù significa religione, ma il significato letterale di questa parola è dovere. Suggerisce che la propria relazione con ogni persona nel mondo è la propria religione, e più coscienziosamente lo si segue, più profondi ci si dimostra nel seguire la propria religione. Mantenere il segreto di un nostro amico, di un nostro conoscente, anche di qualcuno da cui in un certo periodo siamo stati vessati, è l’obbligo più sacro. Una volta realizzata in tal modo la nostra religione, considereremo mai giusto parlare a un altro di un’offesa o di una ferita che abbiamo ricevuto da un nostro amico? Mai. È in questo modo che si impara l’abnegazione, non sempre digiunando e ritirandosi in luoghi solitari. Coloro che sono coscienziosi nel loro dovere e nei loro obblighi verso i loro amici, sono più religiosi di qualcuno che sta seduto da solo in solitudine. Chi vive in solitudine non serve Dio; aiuta soltanto se stesso godendosi il piacere della solitudine. Ma chi si dimostra degno di fiducia verso tutte le anime che incontra e considera le sue relazioni e i suoi rapporti, grandi o piccoli, come qualcosa di sacro, sicuramente rispetta la legge spirituale della religione che è la religione di tutte le religioni. Colpe, tutti hanno colpe. Noi, i nostri amici, e i nostri nemici siamo tutti soggetti a errori. Chi vuole che le sue colpe non possano essere rivelate deve necessariamente avere la stessa considerazione per gli altri che incontra. Se solo sapessimo cos’è il rapporto d’amicizia tra un’anima e un’altra, la tenerezza di questa relazione, la sua delicatezza, la sua bellezza, e la sua sacralità, potremmo godere della vita nella sua pienezza, perché saremmo vivi; e in questo modo un giorno comunicheremo con Dio. È lo stesso ponte che unisce due anime nel mondo che, una volta allungato, diventa il sentiero verso Dio. Non esiste al mondo virtù più grande che mostrarsi gentili e fidati verso il proprio amico, degni della sua fiducia. La differenza tra un’anima antica e un’anima giovane si trova in questo particolare principio. Le anime giovani conoscono soltanto se stesse e quello che vogliono, assorbite nei propri piaceri e dispiaceri e ossessionate dai loro stati d’animo che mutano continuamente. Le anime antiche tengono in considerazione la loro relazione con ogni anima; rispettano profondamente i loro obblighi verso chiunque conoscono nel mondo. Celano le loro ferite, se capita loro di averne, alla vista altrui e sopportano ogni cosa per compiere il loro dovere come meglio possono verso chiunque nel mondo. C’è una storia nelle Mille e Una Notte che in un certo modo è incomprensibile, tuttavia che spiega in una forma esagerata il tema di cui vi ho parlato. Una volta un re era in viaggio nei boschi. Dove si accampò vivevano dei ladri. Accadde che un ladro entrò nella tenda dove il re stava dormendo e cercò di prendere un anello da sotto il cuscino. E quando stava portando via l’anello, il re si svegliò, guardò il ladro e disse: “Chi sei?”. Il ladro rispose: “Sono un ladro”. “Perché sei venuto qui?”. “Per vedere se riuscivo a prenderti qualcosa”. “Cosa hai trovato?”. “Ho trovato il tuo anello, devo ridartelo?”. Il re disse: “No, prendilo”. Il ladro disse: “Allora non dirlo a nessuno”. “Certamente no”, disse il re.